Pelle e sostenibilità: pro e contro di ogni tipologia
Pelle, ecopelle, pelle ecologica, pelle vegetale. I termini che ruotano intorno ai concetti di sostenibilità, veganesimo e accessori in pelle sono molti e gli appassionati di moda che hanno a cuore l’ambiente potrebbero essere sopraffatti dalle informazioni online. Per questo sentiamo l'esigenza di fare chiarezza su un tema così delicato e interessante, ovvero l'ecosostenibilità della pelle.
Pelle ecosostenibile, ecopelle, pelle vegetale: le differenze
Partiamo dalle definizioni di tutti questi termini, che senza una preparazione specifica sul campo potrebbero apparire sinonimi. Si tratta invece di materiali diversi tra loro, che hanno un impatto differente sull’ambiente e sul trattamento degli animali. Non vogliamo fare greenwashing (cioè usare le istanze ambientaliste per promuovere i nostri prodotti), ma raccontare in modo chiaro pro e contro dei diversi materiali e spingere i nostri clienti, quindi, a fare delle scelte consapevoli.
Pelle vera. È quella che utilizziamo in Castelli. È un prodotto di origine animale ai sensi del Reg. UE 1069/2009. Qual è il suo legame con la sostenibilità? Si basa soprattutto sulla circolarità. Un prodotto in vera pelle è biodegradabile e soprattutto durevole: se scegli accessori di alta qualità e ti occupi della cura e pulizia della tua borsa, questa durerà a lungo riducendo gli sprechi e il problema dello smaltimento.
Ecopelle. Questo materiale è realizzato in modo cruelty-free. La protezione degli animali è garantita, ma l’ambiente ne risente: la produzione di questi accessori è ad alto tasso di emissioni di carbonio e il loro smaltimento è ad alte emissioni di carbonio. Con il Decreto Legislativo 98/2020 si è messo un freno all’uso dei termini derivanti da cuoio, pelle o pelliccia in modo da rendere più chiara la differenza tra ecopelle e similpelle ed esplicitare i processi di produzione e smaltimento.
Pelle vegana. Questa è invece una tipologia di materiale che imita la pelle come aspetto e consistenza, ma è realizzata a partire da prodotti vegetali. I più comuni sono l’ananas, la mela e il mais e sempre più laboratori e studiosi ne stanno elaborando di nuovi. Hanno pro e contro in fatto di impermeabilità e resistenza, ma sono certamente materiali 100% cruelty-free.
Pelle concia al vegetale. Qui la materia prima è pelle vera (quindi di origine animale) mentre i processi della concia, che la rendono resistente, impermeabile e perfetta per essere usata in borse e accessori, sono sostenibili. La sostituzione delle sostanze chimiche con tannini vegetali permette una lavorazione più lenta ma a minore impatto sull’ambiente. In Castelli, usiamo pelli lavorate con questo metodo per molti prodotti. Scopri maggiori informazioni qui.
Può esserci sostenibilità nella pelle vera?
L'approccio della conceria italiana è all’avanguardia, con una particolare attenzione a processi produttivi che tengano conto non solo della qualità dei prodotti, ma anche degli scarti che da tale lavorazione derivano. Le pelli finite sono il prodotto ad alto valore aggiunto di un processo di trasformazione di uno scarto, le spoglie degli animali allevati a scopo alimentare che, se non recuperate, non andrebbero smaltite entro breve tempo. A regolarne la lavorazione più sostenibile possibile è la UNIC - Unione Nazionale Industria Conciaria.
Una parte importante del processo è la scelta degli agenti chimici impiegati nel processo della concia, che appunto possono essere 100% vegetali (tannini, ingrassi, caseine) e derivano da frazioni di recupero di altre filiere industriali. Per quanto riguarda l’acqua, è forte e continuo l’impegno per la progressiva riduzione degli sprechi, attraverso l’adozione di sistemi di produzione e organizzazione sempre più efficienti. Gli scarti generati dalle prime fasi di lavorazione sono classificati come SOA (Sottoprodotti di Origine Animale) e, in quanto tali, valorizzati senza distruzione di materia organica preziosa. Vengono trasformati in biostimolanti e fertilizzanti per agricoltura biologica, collagene, proteine e gelatine per svariati impieghi nell’industria alimentare e nella nutraceutica, nella cosmesi e nell’industria farmaceutica.
La vera pelle di origine animale può essere utile, a nostro avviso, nel contesto delle recenti norme UE per la riduzione del fast fashion. Questo materiale è estremamente durevole, soprattutto se trattato con cura. Riduce quindi gli sprechi e i rifiuti legati all’abbigliamento e agli accessori del cosiddetto fast fashion. A creare un ulteriore danno all’ambiente, infatti, è anche l’acquisto e lo smaltimento di moltissimi prodotti in poco tempo. Invitiamo a scelte consapevoli, al riuso di accessori vintage e all’acquisto di prodotti che durino nel tempo.
Le scelte di Castelli
Quello che vogliamo evitare è proprio il greenwashing, quindi siamo trasparenti nel raccontarti come nascono i prodotti Castelli bags. Usiamo pellami provenienti da aziende che seguono il processo di ecosostenibilità in tutto, dalle condizioni dei lavoratori alla selezione di macchinari e materie prime. Favoriamo insieme ai nostri collaboratori e partner un percorso di ricerca e sviluppo e seguire una politica di risparmio, sia per quanto riguarda l’energia e l’acqua sia con l’utilizzo di sostanze meno inquinanti.
Sappiamo che i clienti sono sempre più attenti al tema della sostenibilità e desiderano un prodotto sostenibile e di alta qualità. Le nostre borse seguono tutte le linee guida della conceria italiana ma va sempre considerato che sono realizzate con materiali di origine animale. Puntiamo molto sul rispetto della salute dei lavoratori e sulla qualità e durata del prodotto finito. Nell’ambito del fast fashion, scegliere un accessorio Castelli è fare una scelta in controtendenza: vuol dire puntare sulla qualità riducendo gli sprechi.

